feb
22
2011

Pensate sott’acqua ?

L'autore

Col permesso dell’ottimo Davide (MarenaSub), pubblico a seguire l’interessante articolo di cui è autore, già pubblicato sul suo blog personale in data 18 ottobre 2007, ma quanto mai attuale e interessante, anche perché ha il merito di prescindere da una sterile descrizione di standard e attrezzature, per intrattenersi, piuttosto, attorno allo strumento più affascinante: la macchina uomo.


Pensate sott’acqua ?

Voi pensate sott’acqua ? Bella domanda ……

Intendiamoci , se per pensare sott’acqua si intende capire se mentre siamo in immersione ci passa qualcosa per la mente, tipo dopo devo andare a fare la spesa o guarda come è bravo quello li etc. etc.,  il discorso è solo e deve rimanere soggettivo,  se invece intendiamo riferirci a ciò che serve per eseguire una immersione in sicurezza la cosa si complica.

A volte la cosa che noto, ammetto che nelle mie prime immersioni succedeva la stessa cosa, è l’incapacità diffusa di controllare tutti gli aspetti dell’immersione, ovvero pensare all’immersione in toto. Mi ricordo perfettamente che il mio istruttore insisteva pesantemente, voleva di fatto che riflettessi molto, sulla difficoltà maggiore che incontriamo sott’acqua di fare più cose contemporaneamente, bene, mi sento di dire che anche dal punto di vista “riflessivo” sia la stessa cosa.

Lasciamo perdere le baggianate del tipo  “l’immersione comincia giorni prima del tuffo con la accurata pianificazione ecc.”, stiamo parlando di rec dive o poco più (questo è il mio livello, se dovessimo farci tutte ste menate arriveremmo al fatidico giorno che se tutto va bene minimello incendiamo la muta.

Penso a questo punto che descrivere il mio modo di approcciarmi all’immersione ed alla relativa esecuzione e conclusione, sia il sistema più corretto per esprimere cosa intendo io per pensare sott’acqua.

ATTENZIONE !!!! Non voglio salire sul pulpito ed insegnare ad altri cosa si deve fare, è ben lontana da me questa intenzione, solo che è l’unico sistema poco disordinato che ho trovato per descrivere tutte le componenti che secondo me è necessario tenere sotto controllo in una rec dive o poco più.

Io comincio dall’attrezzatura: deve essere in ordine, devo essere sicuro che funzioni perfettamente e se in tasca non ho uno spool con pallone, non si parte, rinuncio al computer magari, ma al pallone per la segnalazione dell’uscita di sicuro no. La bombola DEVE essere carica !!! Non mi è mai successo ma ho visto tante volte scendere in acqua sub che dopo l’ingresso mi mostrano manometri che segnalano 140 – 160 – 100 bar (tanto per dare dei numeri ) e vi dirò la cosa mi fa molto incazzare.

Prima di tuffarmi rifletto su quale sia il sito di immersione, se è un luogo che ormai conosco a memoria dove i persici mi fanno ciao con la manina prendo come riferimento solo la profondità dell’ancora all’ormeggio, se invece il luogo è nuovo o per me poco frequentato cerco soprattutto di orientarmi, già dalla superficie, ad esempio mi faccio descrivere quale sia la direzione da tenere per entrare in parete e osservo in che posizione è il sole rispetto al punto di ingresso ed alla direzione stessa, ebbene si, la mia fonte di informazione ed orientamento nei primi 10 metri di acqua (lago) è l’osservazione della posizione del sole, certo i saggi mi diranno che lo si fa semplicemente puntando una bussola, vero, verissimo, ma a me piace così e la bussola la uso quando sono nella cacca, e succede, eccome se succede.
Se una volta sceso in acqua mi dirigo verso quella che io penso essere la direzione giusta e mi accorgo che quelli che dovevano essere magari 20-30m per trovare la parete sono già diventati 50-60 o più , non continuo ad andare avanti come una vacca al pascolo, torno indietro al punto di partenza, rifletto e cerco di correggere l’errore, se non ci riesco, faccio un girettino e poi risalgo, non mi faccio ripescare nel Mincio se sono partito da Moniga.
Memorizzo la profondità nel punto in cui entro in parete e magari faccio un segno su un sasso o comunque scelgo un riferimento che mi aiuti a riconoscere il punto per poi tornare . Memorizzo il tempo nel momento in cui smetto di scendere e comincio ad avanzare, tengo sott’occhio consumi miei e del compagno SEMPRE, chiedo ed osservo il buddy mentre mi da l’OK, controllo più che altro che sia deciso e SVEGLIO, quante volte mi è capitato di ricevere OK poco convincenti e puntualmente l’immersione è andata in vacca.
Quando decido che è il momento di fare dietro front, lo decido solo in funzione dei consumi (di quello che ciuccia di più) perché ritorno eseguendo di fatto una risalita decisa rispetto alla profondità max e pinneggiata ad una profondità molto inferiore a quella dell’andata, praticamente mi rimane aria per emergenza ed eventuale dec.  Controllo il tempo nel momento che torno, lo sottraggo al tempo che avevo quando ho iniziato ad avanzare ed ottengo più o meno il tempo necessario per portarmi nella zona iniziale.

Trovato il luogo vado all’ormeggio aiutandomi con l’illuminazione del sole per scegliere la direzione giusta e con il profondimetro per cercare l’ancora, se non ci riesco neanche con la bussola lancio il pallone ed eseguo una risalita in libera, sennò come quasi sempre sono sotto la barca. Questo di fatto sono le cose che mi frullano per la testa durante l’immersione, per me sono un automatismo, non ci devo pensare prima, ormai mi vengono naturali.

Oltre a queste riflessioni che riguardano prettamente la tecnica poi aggiungo i ricordi che mi aiutano a trovare un determinato luogo in cui avevo visto qualche bel pesce, osservo con attenzione ciò che guardo, cosa più difficile a farsi che a dirsi , controllo costantemente oltre una certa profondità il mio livello narcotico, ad esempio se noto che faccio un po’ fatica a ricordare i dati memorizzati o faccio fatica a ricordare la lettura del manometro appena letto è chiaro che è meglio alzarsi un po’ di quota, a volte noto una diminuzione del campo visivo, come se il vetro della maschera si allontanasse dagli occhi, questi sono chiari sintomi di livelli narcotici che stanno salendo troppo , quindi si raggiunge subito una profondità più bassa.

Quando sono risalito analizzo, se ce ne sono state, le mie difficoltà allo scopo di porvi rimedio nelle immersioni future, lo stesso lo chiedo ai miei compagni, a volte ciò che è normale per me può essere sbagliato per altri o inadatto, su questa cosa poi ho avuti i maggiori spunti per affinare sempre più il mio modo di andare in acqua e RIFLETTERE. Tutto quello che ho appena scritto a mio avviso è valido dando per scontate alcune cose, ad esempio do per scontato che uno svuotamento maschera lo si debba saper fare a qualsiasi profondità che il sub frequenta, che sappia lanciare un pallone senza pallonare o farsi trascinare in superfice, che sappia intervenire per aiutare un compagno, che sappia eseguire una respirazione in coppia, che abbia sempre ben presente la propria capacità di fare ****** e quindi non strafare ecc.
Ribadisco, lo scopo del mio “OUTING” è quello di condividere quello che io penso voglia dire riflettere sott’acqua, attenzione non è mia intenzione venir giudicato ma è altrettanto vero che mi auspico escano degli spunti su eventuali mancanze mie o di altri all’UNICO SCOPO di migliorare sempre sia divertimento che sicurezza.
Ciao Davide

Pubblicato da Zane Davide
giovedì, ottobre 18, 2007

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3 Comments + Add Comment

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    Bell’articolo; complimenti, Davide.

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    Grazie

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    Articolo molto interessante perché conferma l’importanza di un corso di primo livello fatto bene.
    Per me tutte le cose dette sono state insegnate già dal primo corso, e poi in un paio di speciaità.
    Vorrei però sottolineare che la pianificazione è fondamentale…anche per le immersioni cosiddette “ricreative”…

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